Xenostalgia

racconti-della-controra_-7 Incapriccio i pensieri dentro una finestra. Forse rielaboro il valore dello spazio. La cornice che mi separa dal mio riflesso opaco sulle colline è l’asse di simmetria umana. Oltre la quadratura degli infissi è la dimensione sensibile, quella che muove il presente, a tendere i fenomeni: un’imprevedibile litomuscolo. Quando accade di vivere là in mezzo l’urto sensibile dell’attività altrui – atmosfericosmigeologicorganica – rimbalza piacevole sul fondo del mio timpano.  Ma adesso l’atto che non mi appartiene, l’altrui flessione sulla mia membrana, è così concretamente distante. Assente, cerco un nome che possa definirlo: è xenostalgia Ascolto lo smembrarsi del corpo che tace, che non muove perché non mosso. Non sono più corpo dentro questa scatola.

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10 risposte a “Xenostalgia

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