Xenostalgia

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Incapriccio i pensieri in una finestra, specchio di ogni turbolenza che muove le fila anatomiche. Ravvedo forse il valore dello spazio? La cornice che mi separa dal mio riflesso opaco sulle colline è l’asse di simmetria e l’asse di rotazione umana. Oltre la quadratura degli infissi, è la dimensione sensibile, quella che muove il presente, a tendere i fenomeni elastici. Imprevedibile litomuscolo  non comprensibile. Quando accade di esservi in mezzo l’urto sensibile dell’attività altrui – atmosfericosmigeologicorganica – rimbalza piacevole sul fondo del mio timpano.  L’atto che non mi appartiene, l’altrui flessione sulla mia membrana, adesso assente è xenostalgia.

Ascolto lo smembrarsi del corpo che tace, che non muove perché non mosso. Non sono più corpo dentro questa scatola. 


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10 risposte a “Xenostalgia

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