Con-fusione con-fine

Non mi vedo, calma piatta irreversibile. Sopita nel vapore d’assenso e distrazione. Non ricordo di avere un corpo, né un viso. Distinguo una smorfia apotropaica riflessa sul vetro di una finestra riemersa: propaggine di nebbia accolta dal mare. Non esisto che nella percezione delle scadenze. Nel fare alienato. Non ci sono fuochi nel cielo né in nessuno. Non ci sono scosse di sole.

Solo una lacca d’immoto: ogni reduce vibrazione sta sulla patina in superficie, fatta d’ansia, d’olio di azioni meccaniche, di dissenso verso ciò che degrada, di aspettative infrante, di scandaglio del tempo, di stima del profitto, di autocompiacimento, e compagnia materiale. Ci galleggio smarginando il mio confine.

Non mi sento. Non vi sento, forse anche voi sfrangiati sulla vernice versata.

Ma affondo, credo, nel sentimento delle cose, capovolgendo questa stasi, proprio ora che la mia guancia si congiunge al tuo petto, nella conca destra in cui il petto si inarca in spalla. Ecco, io lì mi incastro e d’un tratto mi sveglio, ritrovo il mio viso fra i vapori, compiuta, potenziale e potenzialmente euforica. Ridisegno il confine del mio corpo e quel mare immobile, ormai sbiadito, mi spinge in alto, lontano dal suo nuovo mescolio. 

Nuove onde e mulinelli. 

Vedo riaffiorare i miei pensieri profondi, arricchiti di coralli e crostacei preziosi. Statue con capelli di alghe. Forzieri incrostati e rugginosi. La patina oleosa scompare in piccole macchie, inghiottite chissà dove in fondo all’increspare liquido del sentire; vedo d’un tratto i miei occhi riflessi, ovunque, nella schiuma, fra gli scoppi della luce rifratta. 

Mi vedo finalmente, nel reale, tutta quanta, sono un corpo disteso che giace accanto al tuo. Sono un corpo oppure lo indosso, non importa, mi calza perfettamente. 

Siamo adesso, entrambi; qui e in nessun altro luogo potremmo indossarci così bene. Forse dormiremo svegli, stretti in una morsa di morbidi sciabordii, separati solo da una pelle e da un abisso di pensieri conchiglia.

 Racconti della Controra è disponibile su:

 IBS      ||     FELTRINELLI

34 risposte a “Con-fusione con-fine

  1. Profonda come il mare che ti accompagna. Sei acqua e fluide le tue preziose parole. Nulla è scontato, nulla é permanente come il tempo di cui esprimi il perpetuo scorrere…

  2. PS Curiosità , le foto sono autoscatti? Se sì non è da tutte le fotografe essere contemporaneamente bravissime autrici degli scatti e bellissime modelle. Farai un libro raccolta di tutte le foto che pubblichi sul blog?

  3. Ogni piega dei tuoi pensieri, ogni virgola della tua scrittura, ogni luce e ombra delle tue parole si riflette nello splendore del tuo corpo. Ogni volta è una gara fra testo e foto e lo splendore di vedere come sei si riflette in ciò che scrivi. Due meraviglie in un corpo solo

  4. Rebecca scusami se scrivo di nuovo (non ho trovato una tua mail, quindi ti scrivo come commento al tuo ultimo post). Mi diresti (se vuoi) che relazioni hai con il blog https://annaraccontaanna.wordpress.com/
    il cui vero titolo è “Rebecca’s Light Scrive”.

    L’autrice ha i capelli celesti/viola come i tuoi ma lisci ed ha parlato della controra … per il resto il tono ed i contenuto del blog sono totalmente diversi da quelli che proponi qui, E’ una tua alter-ego/amica.

    Grazie :)

  5. “Siamo adesso, entrambi; qui e in nessun altro luogo potremmo indossarci così bene. Forse dormiremo svegli, stretti in una morsa di morbidi sciabordii, separati solo da una pelle e da un abisso di pensieri conchiglia.” Istanti che trasmetti e che se chiudi gli occhi, li hai dipinti sulla mente di ogni anima che ti segue. Brava.

  6. Complimenti per la tua prosa elegante, aristocratica, a tratti altezzosa e superbamente compiaciuta di te stessa nel saper cogliere il Bello. Ma quest’ultimo non ci appartiene, Rebecca. Ci è stato donato con la condizione unica di non chiuderlo nel recinto del nostro Io. Ti auguro uno splendido 2022.

  7. Pingback: [Reblog] Con-fusione con-fine – Marco Delrio·

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