16 Novembre. Da un diario di polvere

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Ti guardavo stelo nudo nella nebbia. Credo sia stato il quadro più mite che i miei occhi abbiano mai dipinto. Come ci ho nuotato dentro ai torridi miraggi estivi! Mi abbandonavo, a bagno, per sciogliermi tutte le vene e tutti i grovigli. Tendini usurati.

Eppure tu, come ti scioglievi, là con me, fra le guance bianche di quella nuvola, con la pelle tiepida di legno, di statua antica, custode semidio e semibestia di un enigma meraviglioso del tempo. E quel segreto lo tenevi incastonato, forse, nella gora che ti scorre in mezzo agli occhi.

Quanto ti celebro adesso, nel mio respiro impollinato.

Buonanotte corpo da adorare, da assaggiare a piccoli morsi, da respirare dentro al cuore cavo, da smaterializzare come un profumo fra i pensieri, da immaginare sulle punte ossute di tutti i rami, da scavare come una pozza calda in cui morire.

Dal libro Racconti della Controra.

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14 risposte a “16 Novembre. Da un diario di polvere

  1. Rebecca, ma chi sei? Sei un sogno o sei una realtà da sognare? Svapori e ti ricomponi nella carne; poi fuggi, mordi e rifuggi e non si sa
    dove vai. Ma ci sei e rimani in ascolto dei nostri tentativi di capirti. E la sera è più aperta di quello che appare.

  2. Anche quelle che vivrai?
    In margine: quanta scrittura c’è, nel mondo, che vive fuori dai libri, nell’etere. Che ha bisogno, però, di farsi carta e bruciare.

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