Non qui

Appena volgo lo sguardo verso la melma lunare ho come la sensazione improvvisa di essere nient’altro che una potenzialità di cose mai raggiunte. Un bisticcio di mani ansiogene, che uno spirito recondito – fra i miei tanti, sfuggenti – muove. E i fili non li trovo, davvero, adesso che mi vedo così, groviglio burattinato, arranco nell’aria per spezzarli, ma non si fanno spezzare.

Il male più viscido non sta tanto nell’inconcludenza che si fa concreta fra le dita, quanto nel sentimento necessario che la precede. Perché mai devo scrutarmi le mani adesso, contare i frutti, investire nuove energie nelle conquiste? Quale originale anomalia mi muove alla capitalizzazione dei pensieri, delle azioni, per produrre per guadagnare per spendere per guadagnare, nel sogno dell’accumulo, della stabilità, nella smania di approvazione lungo un processo di ossessiva dilatazione della mia vecchiaia?

Guardo le mani che non sono più mie e scorgo la crosta di un mito uroborico di cui non conosco il nome. Il mito della crescita. Non può che essere un subdolo parassita di civiltà evolute. Per non dire il motore stesso.

Non ho mai disegnato per me un mondo fantastico, piuttosto sarebbe stato meglio uno fatalistico. Così che ognuno possa liberarsi dalle responsabilità di presunto fallimento. Ma avrei voluto sognare anche un mondo spogliato fino all’osso crudo, in cui il tempo scava e il peso di esistere si fa più lieve; un mondo più povero di se stesso ogni giorno, lungo il senso dell’essenzialità, che si fa sacrificabile, senza pretese di approvazione o di grandezza, né ombra di pentimento.

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38 risposte a “Non qui

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  3. Cara Lena, ti seguo nei tuoi scritti. Non ho una grande preparazione classica, anzi forse proprio per niente. Da umile ragioniere, tento di penetrare il profondo del tuo animo, scuro, con il male di vivere di questi tempi. Non mi riconosco come situazione, ma solo nell’attuale. Nel passato momenti e situazioni oscure, hanno attraversato la mia vita. Ma so che esiste la possibilità della rinascita, completa e assoluta alla felicità, ma tutto passa attraverso il cambiamento, a volte drastico di vita. A volte è una malattia che ti richiama alla vita, magari con la sua promessa di morte. La felicità esiste ne sono certo, anche nella sicurezza che la nostra vita sia finita con la nostra morte e non esista null’altro. La felicità va perseguita, è l’unica meta che abbiamo. Qualche volta la felicità si raggiunge perchè accettiamo quello che abbiamo, che è molto, molto di più di quello che abbiamo fatto per meritarlo. Se non ho capito nulla dimmelo pure! :)

  4. Buon proseguimento della tua attività. Solo ora, per caso, vedo che sei anche bassista. Mio figlio è stato bassista per 5 anni del grande Hevia e quest’anno è giunto con il suo gruppo secondo al Sanremo rock (il primo era chitarrista di un giurato, poco corretto mi sembra), con un pezzo da lui composto. Primi all’Hybryd music contest. Unico gruppo finalista al L’artista che non c’era. Gruppo Shefound. Con un altro gruppo, e altro pezzo da lui composto, ha ricevuto inaspettati complimenti da Ghigo Renzulli, mente dei Litfiba. Gruppo Biopsy O Boutique. Naturalmente ha un Uroboro tatuato sul petto.

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  6. Sei troppo brava per un ambiente composito come quello dei blog Lena, ti si legge e poi non resta che crogiolarsi nella sensazione di aver incontrato una scrittura e una mente superiore. Ottimo confronto, credimi, grandi stimoli. Accade raramente.

  7. Non ne farei una questione di quanto sei brava, come scrivi bene (per l’amor del cielo, commenti legittimi), le tue parole sono sprecate nella cacofonia livellante dei blog… E se non ci fossero?
    Tu hai scritto, noi abbiamo letto e goduto. Questo è un fatto. Il resto lascia il tempo che trova. Tu continua, è questo che conta.

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