Semplice e Cruda riflessione sulla fantasia – Recensione Racconti della Controra

racconti della controra rebecca lena presentazione-13

Vittorio Nevio Lena e Sebastian Santoli hanno fatto una bellissimo intervento durante la presentazione del mio libro “Racconti della Controra“. Ecco le loro parole:


“Fin da bambino ho vissuto quelle immagini e parte di quegli odori, arrivando a percepire la causa che ha dato vita a queste storie. Molti di questi racconti hanno luogo durante la Controra, un periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, che ha inizio a mezzogiorno. Questo periodo lo abbiamo vissuto per almeno 15 anni, da soli con i nonni, 2 mesi l’anno tra fine giugno ed inizio settembre, in un luogo veramente unico, a tratti inquietante ma allo stesso tempo affascinante, mistico.

Dandogli una visione d’insieme lo suddividerei in due parti: la spiaggia viva, un litorale caratterizzato dalla presenza di 3000 case abusive, e la spiaggia morta. Quest’ultima è protagonista di molti racconti. Sulla spiaggia morta vi è una distesa di circa 8 km e mezzo di riserva naturale, in cui nel corso dell’anno si depositano tutti quegli oggetti e cose che il mare restituisce alla terra, ed essendo lasciata a sé stessa la si può paragonare ad un mercatino dell’usato, anch’esso abusivo, con risvolti inquietanti, quando si trovavano resti di cadaveri di animali e teschi.

A rendere unico, ma soprattutto triste ed inquietante il luogo è proprio la spiaggia deserta. Essa ha una storia da raccontare in ogni metro quadro che la si esplori. Soprattutto quando ti imbatti in vecchie case, chiese di età secolare o vecchie torri saracene, lasciate là a morire, come degli apolidi nomadi in mezzo al silenzio confortante del mare. Dall’aridità del luogo nascono varie riflessioni e racconti, quali La Torre e Vipsania sol minore; la prima viene definita come “piena di tristezza” dal protagonista della storia, mentre la seconda può far danzare il lettore tra le onde di un racconto, sospeso, tra la beatitudine dell’orizzonte, che rincorri senza mai raggiungere, e la sofferenza, provocata da un amore nato liberamente e naufragato in catene.

Dalla confutazione della realtà, nasce ogni singola storia narrata in questa raccolta. Il tutto ruota vorticosamente in uno spazio vuoto, riempito da riflessioni, suoni turbolenti ed immagini caratteristiche. Ciò viene reso più effervescente da una buona dose di fantasia, mescolata a racconti mitologici, barlumi di idee ed incessanti paradossi. D’altronde la controra dividendo il cielo in due metà speculari, per effetto della presenza ingombrante del sole, oltre a sancire l’inversione di tendenza che ci circonda, muovendo il giorno verso la notte, potrebbe di per sé offrire una visione alternativa della realtà. Una realtà costruita su basi diverse, dove il tempo può essere tagliato a metà e ricomposto a piacimento, dove un istante può durare una vita ed un ricordo può essere fugace ed incolore come un flashback. Una realtà dove prima di nascere si muore e dove ogni identità può celare un segreto misterioso che incrina il tempo rendendolo debole di fronte alle sue regole. Tutto può essere intrappolato in un attimo e da un attimo possiamo capire l’essenza del tutto, in un’esperienza che si ripete all’infinito.

Pochi mesi fa sono tornato alla famigerata torre, come di consueto ogni estate. Si chiama torre di Scampamorte perché due soldati sono riusciti a sopravvivere ad un maremoto avvenuto nel 1627 (da lì deriva il suo nome). Possiamo vedere le rovine, muri, che anno dopo anno si consumano e vacillano sempre più, tanto che i nostri genitori ci vietavano di salirci sopra. La potenza che hanno queste immagini di provocare un ricordo, un ricordo che perdura nel tempo, porta alla mente la decadenza che ha la materia nel corso dei secoli. Tutto decade, ma ne rimane sempre una traccia.

Stili di scrittura particolari, come il racconto “un sogno dedicato a chi non respira”, fanno da lieson* fra le storie, che nella grammatica francese indica un collegamento fonetico tra due parole. Ciò che spesso colpisce nel leggere, non è solo la storia ma anche le piccole componenti espressive della punteggiatura, come se tutto d’un tratto il nostro corpo entrasse in sintonia con la mente dello scrittore. Un respiro, un gemito, una pausa. Tutto quello che inizialmente non aveva senso, adesso lo ha. I colori che da opachi diventano vividi. Le immagini corrono nella mente a ritmo della parola e per pura magia quelle che sembravano parole in fila si tramutano in paesaggi inconfondibili nella quale la mente si coccola ovattata, in pace.

A rendere peculiare la raccolta è il modo in cui viene impresso con l’inchiostro di una penna, la carta DOVEROSAMENTE riciclata, e sottolineo doverosamente perché bisogna pur ricordare quando si ha l’occasione di farlo, che il consumismo sprecante sta marcendo il nostro mondo. L’esprimere con così forza e rudezza le proprie emozioni ed idee, costruire una fisica che circonda le storie, basate sul ricordo effimero ed immediato, sono alla base dell’efficacia che ha ogni singolo racconto, dando vita ad uno scontro violento con le emozioni del lettore. La vera espressione artistica, di fatti, connette direttamente l’emozione interiore con un canale esterno, che sia una nota, una parola o un colore, in un arcobaleno di esperienze che solo chi vive quell’emozione, come il suo ideatore, può comprendere. Si crea solo ascoltando ciò che si è, non pensando a ciò che si vorrebbe essere.

Dunque, ci dobbiamo chiedere infine, questi paradossi, cosa offrono alla mente del lettore?

Probabilmente non sapremo darvi una risposta, perché ogni individuo può rivedersi nei personaggi narrati in base alle proprie esperienze, ma se non altro, permettono di chiedersi cosa sia reale, e cosa no. Perché d’altronde, spesso la realtà ci appare simile ad un paesaggio, bello da guardare, ma distante da noi. Questo libro invece insegna che la realtà non è altro che il prodotto della nostra fantasia, perciò, siamo sempre meno osservatori del tramonto a cui crediamo di assistere, ma molto più pittori di un quadro che ancora non è stato dipinto.”

Foto di Francesca Nardoni.

 

3 risposte a “Semplice e Cruda riflessione sulla fantasia – Recensione Racconti della Controra

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