1,2 kg


“Svesto il sentire e l’abito non ha forma, il peso di ciò che rimane non sono io, ma è intuizione di una miriade di pori: nuovi occhi da cui sibila il vuoto”.

(Testo scritto durante la performance)

Il nostro modello socio-economico sta morendo. Il modello di crescita economica infinita adottato nel passato non è più sostenibile in un mondo che ha risorse limitate. Dobbiamo affrontare questa nuova scioccante certezza, e cercare di attraversarla, adattandoci alle sue diverse fasi di trasformazione sociale, cambiando il nostro modo di vivere e di sentire.

1,2 kg è una performance calligrafico-musicale che affronta il tema della transizione sociale attraverso una metafora: la decrescita. Una forma ideologica di decrescita intesa come risposta a questa sfida, un modello antagonista alla crescita che vuole proporre un atteggiamento di controllo e di moderazione dei nostri bisogni. Per mancanza di altre soluzioni la decrescita è l’unico modello di regolazione per garantire un futuro sostenibile.

foto di Francesco Baiocchi

In questo senso abbiamo deciso di utilizzare una doppia metafora del lutto, inizialmente come condizione necessaria all’abbandono del nostro modello economico mondiale, successivamente come percorso di alleggerimento, di controllo dei nostri desideri o bisogni, affrontando le cinque fasi psicologiche e sentimentali teorizzate da Kübler Ross (𝗡𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗥𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮, 𝗡𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗗𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗔𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲). 

La performance si articola in modo simmetrico intorno a due pilastri:

  • l’arte della calligrafia (con riferimento all’arte orientale dello shodō), utilizzata come esercizio di controllo e come ricerca di equilibrio estetico, psicologico e spirituale fra espressione e contenuto;
  • il peso delle 5 pietre, attrici principali della performance, che ha la funzione di materializzare lo spazio, il tempo, l’espressione del silenzio (il suono è assenza di silenzio) e il passaggio dal vivo al vissuto.

Le parole si dipanano, superata ogni fase, come una massa di fili e il senso nasce a poco a poco. Srotolare una pergamena è un gesto ancestrale e antico che mette l’uomo di fronte al suo presente e al suo passato (la scrittura è la testimone del tempo).

Il binario visivo della scrittura è l’Espressione, la presenza concreta, il vivere. Il binario sonoro è l’Assenza e la perdita che perseguita le emozioni dell’uomo. Entrambi sono connessi in un rapporto di causa-effetto, rappresentato dai due nastri legati ai polsi.

Il suono decresce e suggerisce una soluzione economica, psicologica e spirituale alla transizione che stiamo vivendo, così la scrittura, continuamente deviata, si esprime inizialmente attraverso una calligrafia caotica, illeggibile e, mano a mano, diviene chiara, essenziale e leggibile. L’azione sofferta della scrittura (oltre al concetto di vuoto) si ispira ad una scena di “Primavera, Estate, Autunno, Inverno…e ancora Primavera” di Kim Ki Duk, quando il protagonista, per espiare una colpa incide fino allo sfinimento una frase del “Sutra del cuore” sul pavimento del tempio.


Performance scritta e diretta da me e Maximien Aldebert (Telesphorus), presentata all’interno di Luci nel Parco, progetto a cura di Lorenzo Ciacciavicca e Susannah Ihieme per Centro Creazione Cultura. Riprese video di Francesco Baiocchi.

26 risposte a “1,2 kg

  1. Trovo la cosa molto bella e straordinariamente attuale. La decrescita – che non è felice, come erroneamente vattribuito a Serge Latouche -, non è buona scelta, è un obbligo.

  2. salve,non uso commentare le opere d’arte, visto che non sono un artista, ma visto che discorrete di economia e questioni sociali, che pratico da qualche tempo, mi permetto una riflessione: la decrescita è il rovescio della medaglia della crescita. Predicandola non fate altro che sostenere il sistema che dite di voler mutare, iscrivendovi semplicemente al partito degli originali. Forse servirebbe un sovrappiù di riflessione su questioni che penetrano profondamente nel nostro tessuto sociale e hanno a che fare con l’idea che abbiamo di noi stessi, molto più che con le statistiche sul commercio estero o la bilancia del pagamenti, che sono solo strumenti. Consumare meno non salverà il mondo. Esattamente come non lo salverà consumare sempre più come vuole l’economia mainstream.In ogni caso, buone cose Maurizio Sgroi socio-economic journalistTwitter: @maitre_a_panZer   Blog: Thewalkingdebt.orgContributor: Econopoly-Il Sole 24 ore; Il Foglio.it; Linkiesta.it; Formiche.net; Aspenia On line

    • Grazie mille, commento graditissimo visto il punto di vista. Sicuramente la decrescita non è una soluzione, ma un tentativo, molto filosofico, di cadere (visto che cadiamo) con stile 😉

  3. Sono io che ringrazio lei per la risposta. Mi permetta un’altra suggestione: invece di pensare a come cadere, pensiamo a come tornare a volare. Una volta i poeti fondavano nazioni, quando le nazioni erano di moda. Oggi temo che non si sappia più a cosa aspirare.
    Buone cose

  4. mi piace molto il breve testo scritto (un po’ un haiku), la parola passa il suo sguardo agli occhi del presente, i tuoi occhi, fuor di metafora, nel mentre della performance. Quanto alla performance, non so che dire: non c’ero… le foto la documentano ma non la fanno rivivere, forse un video… penso ci sia un rischio quando nel corpo della propria poetica si assume l’economia, il rischio di strumentalizzare l’arte… l’arte è inutile, il suo potere è questo: si sgancia dal potere manifesto, il potere politico, per agire nascosta, sovrapponendosi invisibile alla realtà, alla vita, al sogno… trasfigura senza alterare… è questo il suo modo non di rappresentare ma di far sentire le miserie del mondo… inoltre, il cadere di una foglia è incomparabile al cadere di una società: non è la stessa sensazione, non è la stessa immediatezza… nel secondo cadere ci sono troppi filtri che intossicano la visione, e allora anche la parola non è più parola ma didascalia… spero che tu, con la tua sensibilità, sia riuscita a driblare il rischio…

    • Grazie!
      L’arte è inutile, ma è manifestazione di un bisogno. In questo caso il bisogno è proprio quello di rivalutare i propri desideri, il proprio modo di vivere; l’economia è solo uno dei tanti ambiti sui quali possiamo applicare questo principio di alleggerimento (oltre ad essere proprio il tema della serata in cui è stata presentata :D )

      • Davvero? Era bella l’interruzione, mi faceva sentire la differenza tra vuoto scritto e vuoto attuato, era come se tu stessa uscissi dalla scrittura per affiorare al presente, lo sguardo dei tuoi occhi, nello svolgersi della performance… era come una resistenza radicale del presente, inderogabile alla finzione del linguaggio.. forse quella dimenticanza è un’intuizione… grazie per la tua risposta :-)

  5. Splendido, un’opera densissima e originalissima, sei un vero vulcano di creatività, complimenti. E al di là degli aspetti artistici la decrescita, soprattutto come atteggiamento mentale, è una strada obbligata, diceva Jeremy Rifkin che in natura c’è un solo organismo che pratica la crescita illimitata, sono le cellule tumorali.

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