Punti di esitazione

Pensavo di chiamarla Ventografia, o Faggiografia, poi mi sono accorta che né la flessibilità del faggio né il vento sono i “fattori” della composizione, o i soggetti, piuttosto sono le variabili.
Il filo, la sua lunghezza, la mia mano che lo allunga e lo accorcia di pochissimi millimetri, la ruvidezza del foglio e le sue pendenze, sono invece i “fattori”, precisi, quantificabili nel presente.
Ogni piccolo intervento sulla lunghezza della pennapendolo – deus ex machina – determina, sì un tratto più o meno leggero, ma soprattutto la capacità della punta di soffermarsi, o meglio di esitare, sul foglio.
Più che uno studio sul vento è dunque uno studio dei “punti di esitazione”, le pause, le assenze di movimento che generano macchie d’inchiostro più o meno larghe.


(Haesitatio: indecisione, incertezza, insicurezza, dubbio, perplessità, indugio, remora.)

I dubbi della penna, i dubbi del vento, i dubbi del “Dio calato dal soffitto” compongono un insieme di segni e dunque un codice.
È nell’indugiare, quindi nel rompere il ritmo e nello spezzare la dinamica, che si genera contrasto e bellezza.

Alla fine l’ho chiamata Esitaziografia.

9 risposte a “Punti di esitazione

  1. Inter-essante. Anche le tue rifkessioni ‘semiotiche’ finali riconducono all’origine della Creazione di un Senso: una spezzatura, un versus, un bianco/nero, un codice binario 0/1 mi imale, il taglio della tela, suono/silenzio. Essere/ o no.

    Così lasci apparire la libertà che muove il creato, oltre ogni tentativo classificatore e mortale umano. Libertografia.

    [6] Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. [7] Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. [8] Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito“.

  2. Bravissima, in mezzo a tanti inetti arroganti che dicono di ispirarsi a Duchamp perché sono capaci solo di scimmiottare malamente i readymade, tu hai fatto due cose bellissime e originali e duchampiane nel senso migliore del termine. Complimenti. Credo che sarebbe stato appropriato anche “anemografia”, ci ricorderebbe che anche l’anima è un soffio di vento che si muove in maniera casuale e lascia qua e là delle tracce altrettanto casuali.

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