Fori sulla membrana

Lei se n’è andata e mi coglie il grido di tutto ciò che scompare, non solo il dolore del suo divenire assenza, ma il potenziale assenteismo di chiunque. Siamo giunti e partiti al contempo, nati scomparsi, da sempre. Pare che esista un sigillo di garanzia impresso sul polmone del primo respiro. E quel marchio pulsa lungo tutto l’arco dell’esistere con una vitalità abbacinante, ma invisibile. 

Pioviggino sul mio corpo scrivendo traiettorie con le gocce in picchiata, crocifiggere le parole forse ci aiuta a pettinare il sentire, a sbrogliarlo di tutti i nodi. Le righe dritte precipitano da sé, guarda, orizzontalmente.  Anche il tempo è un precipizio. Eppure credo nella dolcezza dell’inquietudine, che non è attività inquieta, ma incomprensibile e tesa ricerca dell’immoto. Tutto muove, niente vive l’immobilità e dunque l’immobilità esiste solo nell’immaginazione di un’assenza di mobilità. Desiderio irraggiungibile quando si esiste dentro ad un cosmo. 

La morte, che non può essere realmente vissuta, magari è solo un modo di vivere, finalmente, l’immobilità del fondo. Là, ora lei giace immobile, dopo aver corso fino allo stremo. Qui, piove. Piovono tutti. E si dipana il fischio terribile di una membrana bucata.  Il mondo si sgonfia a poco a poco.

A Daniela. Quattrocentista, mezzofondista azzurra, poetessa.

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48 risposte a “Fori sulla membrana

  1. mi spiace, ma questo non è consentito dirlo con un segno. Le parole racchiudono, tengono e liberano sentire. Il dolore che esprime emerge composto, tenuto a bada e per questo più profondo.

  2. Pingback: Fori sulla membrana – sourab titrés·

  3. Sei bravissima con le parole , crei giochi e allo stesso tempo attiri il lettore a te con un bell’incanto . Grazie , lo rileggerò una seconda volta per capirlo meglio e addentrarmici , magari anche io scrivessi come te !

  4. Grazie, Rebecca, hai una maturità di scrittura e, prima ancora, una sensibilità davvero strabilianti in una persona tanto giovane. Questo tuo scritto mi stringe il respiro ed è normale alla mia età, quando i morti sono ormai molto più numerosi dei vivi, ma tu, come fai? E mi rattrista il pensiero che la tua finezza di percezione possa portarti troppa sofferenza.

  5. Anche voi figli di un dio peggiore… Ed anche incazzato. Così alta la definizione da vedere la natura coi suoi grossi buchi. Visi inconsistenti, che esistono come tutti nelle nostre menti, così come l’essenza li percepisce. Provo un baluardo di sensazioni opposte, finché non cedo al prossimo rigenerante caos. Per questo mi piacciono scritture evanescenti. Lapidi nominalistiche che risveglino il senso della giusta pietra, letta con giusta silenziosa voce. Complimenti.

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  7. Bellissimi racconti,profondi e toccanti. Veramente brava nel modo in cui scrivi e imprimi i tuoi pensieri. Wow!!!

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