Cosmogonia del punto

Non è facile parlare del punto .

Lo hanno messo così in basso, a interrompere il discorso

È un blocco, un taglio netto al pensiero

Dovremmo riposizionare . in un altro luogo, più in alto, più al centro

Adesso lo incastro qui in mezzo, osservalo per qualche minuto prima di continuare:

                                                                      

 .

. determina la percezione del tempo

Infatti il tempo ci appare erroneamente lineare: se assumi il punto di vista di un . lungo una circonferenza 〇, la traiettoria si manifesterà rettilinea finché non raggiungi la fine, che coincide anche con l’inizio (sempre che tu te ne accorga). Ma se assumi il punto di vista del . centrale C, puoi finalmente contemplare la cosmogonia dell’essere temporale così com’è, sferica come 〇

Il . centrale C sono io

Se C sta dentro il tempo 〇, allora ☉ è il segno che semplifica il mio esistere in relazione al tempo

E ☉ da sempre rappresenta anche il Sole

E se aggiungiamo nuovi strati concentrici a ☉, come a rappresentare un movimento di estensione e contrazione del tempo intorno al suo centro, otteniamo un antico petroglifo sacro, che parla di cicli e solstizi 

Ho già vissuto qui

La risposta è sì

Vivo continuamente nella dimensione esperienziale di 〇, col corpo, perché il tempo si espande ed io mi trasformo, crescendo e decomponendo con lui

Ma non sono io ad attraversare davvero il tempo, è lui che si comprime e si espande a partire dall’origine di me, da C

Il tempo sembra respirare, ma è il . C che trattiene e respinge, in modo equidistante, i suoi confini

Quindi viaggiamo nel volume di 〇? 

Certo, ma là viviamo solo di transitorietà, direzionalmente, tra causa ed effetto, attraverso l’invecchiamento, dunque l’organico, che è bellissimo, perché si muove, brulica, ci agita

Ma è in C che risiediamo nudi, mentre col corpo viviamo il respiro del tempo

E dobbiamo pur svestirci di nuovo, alla fine, dopo il sogno organico della vita

Cos’è davvero il centro C?

C è il punctus animae, dove Dio e io si incontrano, nella sintesi apostrofica: d’io

C è il sé immutabile come l’Ātman

C potrebbe essere anche una monade trascendentale, o un frattale dell’universo olografico

C è l’unica cosa immutabile di me, di tutti; corrisponde infatti alla parte svestita e più onesta di me

E ciò che lo contiene, il corpo e la psiche, sono involucri organici che si trasformano, ma C non si trasforma, perché è astratto, proprio come l’interpunzione .

C non ha nessuna funzione di interruzione o taglio: piuttosto è origine della pulsazione sferica spazio temporale 

Come un sasso lanciato in acqua, in C non esiste il tempo perché è da lì che il tempo si dispiega,

dilatando,

contraendo

2 risposte a “Cosmogonia del punto

  1. Pingback: Cosmogonia del punto | Racconti della Controra | HyperHouse·

  2. A volte il punto non chiude, respira.
    Non è un muro, ma un battito dell’universo che si ricorda di esistere.
    Mi piace pensare che dentro ogni punto ci sia un centro che ci contiene, un C che non si muove anche quando tutto intorno implode.
    Forse non è il tempo a scorrere, ma noi che ci pieghiamo attorno al suo respiro.
    E ogni volta che tocchiamo il dolore — o la verità — lo facciamo nello stesso punto: quello in cui ci eravamo già incontrati, solo un po’ più nudi di prima.

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