Traghettare

La prima volta che ci siamo incontrate eri spaventata, ma vitale. Per pochi secondi abbiamo incrociato gli occhi e poi entrambe siamo corse via.
La seconda volta eri terrorizzata, ma immobile. Ti guardavo dall’alto dell’argine, fra le canne, ma ti sei nascosta dove non potevo vederti.
La terza eri sdraiata a terra. Hai alzato un attimo il muso: soffrivi terribilmente e forse non c’era più spazio per la paura. Ho chiamato aiuto e sono arrivate due donne per abbatterti. Quel giorno eravamo quattro femmine.
La prima ero io, portavo l’arma simbolica.
La seconda portava l’arma materiale.
La terza, più anziana, portava consiglio.
La quarta, ovvero tu, portavi il senso di qualunque cosa.

In antichità erano proprio i cinghiali, così come i lupi e gli avvoltoi, gli animali psicopompi: coloro che attuavano la sacra scarnificazione del defunto, il funerale celeste. Brutale, ma necessario.
Aiutavano a traghettare l’anima nell’altrove, liberandola dalla prigione della putrefazione. Le ossa invece rimanevano come forma stabile, liminale, depurate dalla carne, ma senza contenere nulla che non fosse assenza. Un teschio, d’altronde, non è altro che una finestra fra i mondi.

Quando ho incrociato i tuoi occhi, anche io ero spaventata, ma ho sentito il “nodo”.
Il nodo è un marcatore spazio-temporale, il luogo e il momento in cui accade qualcosa di decisivo, il punto di svolta nella vita di uno o più esseri viventi.

Per te riguardava la fine di una sofferenza; per me era l’inizio di qualcos’altro, ma devo ancora comprendere cosa.

Oggi sono tornata a prenderti. L’odore di saliva canide mi ha attirata: ti ho trovata, nascosta sotto l’argine. Ti sei trasformata, più leggera, più stabile. Adesso nessuna sensazione ti attraversa. Sei nutrimento.
Si invertono i ruoli. Oggi sono io la tua Caronte.
Ti porto sulle mie spalle, nell’ovunque, senza alcun peso a ostacolare il viaggio.

Un giorno, vi prego, lasciate scarnificare anche me. Non voglio essere chiusa in una cassa, come un rifiuto in cimiteri-discarica. Voglio avere il privilegio di nutrire, di ricambiare il favore; raggiungere l’altrunque lasciando una forma più salda, la mia forma. Una bianca struttura ossea, disseminata dai cinghiali, ripulita dai lupi, rosicchiata dalle volpi, sparsa, come una reliquia preziosa del bosco.

2 risposte a “Traghettare

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