Non voglio più crescere.
E con questo non intendo dire che non voglio cambiare, invecchiare, trasformarmi.
Intendo dire che voglio scardinare quel modello di “crescita infinita” profondamente radicato nella mia psiche. Non voglio guadagnare di più, avere più successo, ingrandire la mia casa, avere sempre più cose.
Questa tendenza non è sostenibile, non lo è eticamente e materialmente.
La cultura contemporanea tende a trattare la crescita come una legge incontestabile. Un’azienda deve crescere, una carriera deve crescere, avere sempre più lavoro e clienti sempre migliori.
Ma in natura esistono anche altri movimenti. Esiste la maturazione, che non coincide necessariamente con l’espansione. Esiste la potatura. Ed esistono traiettorie non ascendenti, ma che puntano verso il centro.
Preferisco quindi immaginare un futuro in cui faccio meno, in cui mi spoglio delle cose.
In questo futuro non perseguo il principio del guadagno, ma quello della perdita. Abbandono la necessità di essere produttiva, smetto di misurare il valore dell’esistenza attraverso una curva.
E decresco naturalmente, ritrovandomi più solida, più essenziale, più autentica.

che bella suggestione, porto con me la potatura e anche un paio di cesoie
avere meno = essere di più
:)
brava, io ci sono arrivato un 30 anni fa (e anche prima, guardando Star Trek) !
Quel che deve crescere sempre è la nostra mente, le nostre capacità
arrivarci può essere facile, il difficile è interiorizzare davvero
decrescere è possibile solo se si cresce
se si decresce e basta si sparisce
è come il respiro: dentro e fuori. Ambire alla decrescita è come espirare continuamente. Non ha senso. Così come non ha senso inspirare (accumulare) senza espirare (decumulare).Scopo del gioco è respirare, finché c’è vita. Scopo del gioco è prendere e restituire. Senza essere ossessionati dall’una o dall’altra cosa. Maurizio SgroiPolygraph Journalism&writingTwitter: @maitre_a_panZer Blog: Thewalkingdebt.orgLibri. La storia della ricchezza, Diarkos; Il ritmo della libertà Rubbettino; La sfida della democrazia, Licosia Contributor: Aspenia On line
sparire, in fondo, è il nostro destino
appunto, non serve proporselo come fine. E’ sufficiente ricordarlo :)
non è un fine, ma una preparazione, fisica e mentale.
Avere meno per essere di più.
avere meno per essere di più ha sempre quel sottofondo moralistico alla Erich Fromm, come se l’essere sia migliore dell’avere. Non condivido. Avere ed essere sono la stessa cosa, perché si riferiscono a un soggetto: mIo.Io direi: avere quello che serve per essere.Saluti Maurizio SgroiPolygraph Journalism&writingTwitter: @maitre_a_panZer Blog: Thewalkingdebt.orgLibri. La storia della ricchezza, Diarkos; Il ritmo della libertà Rubbettino; La sfida della democrazia, Licosia Contributor: Aspenia On line
Sul fatto che avere e essere siano la stessa cosa concordo e non concordo allo stesso tempo. Forse dipende da quali livelli di essere e avere. C’è uno strato dell’essere che non ha bisogno di averi accessori. Ma non saprei come definire questo strato d’essere, forse primordiale? Arcano? Primitivo? Perché è intriso solo di allerta, solitudine. Ed è, nella struttura, praticamente composto da istinto e osservazione del mondo. Ecco io vorrei (desiderare di poter) tendere proprio a quello.
È un’utopia, lo so.
E’ il problema del sistema in cui viviamo. Senza crescita, produzione, vendita, tutto fallisce. E siccome siamo arrivati a un punto in cui continuare a crescere economicamente non è più possibile, stanno preparando una nuova guerra globale in cui distruggere e diminuire la popolazione per poi ricominciare a crescere. Va così, perché gli Uomini possono riuscire a essere giusti, ma l’Umanità sa solo sbagliare.
esattamente, non possiamo più permetterci di “crescere”.
Forse non c’è bisogno di guerre globali, la natura fa da sé, questo mi ricorda la storia delle renne sull’isola di San Matteo
( https://www.morenocarlini.it/2017/10/03/le-renne-dellisola-san-matteo/ )
Eh. Quasi dodici anni spesi – o dovrei piuttosto dire vomitati – su queste inquietudini. Poi diventate pensiero. Poi sensazione. Poi azione. Poi… chissà.
L’ironia del demiurgo. Che ci progetta per de-siderare una crescita infinita (“in un pianeta dalle risorse finite”, rif. K. Boulding), ma ci condanna a perire di tale afflato. Proto-umano. Quindi, oggi, anti-umano.
Ti auguro di smettere di non voler crescere. Perché ti condanna all’incomprensione. E la resistenza nell’incomprensione è, oggi più che mai, roba per titani. In alternativa, ti auguro di essere un titano.
Non sono anonimo, WordPress! Ho un nome e un cognome! Mi chiamo Andrea Strozzi. E, molte lune fa, comprai anche il libro dell’autroce. L’autrice atroce.
“Autroce” mi piace assai.
E anche l’idea titanica.
(Giusto per essere chiari: non sono contro l’espansione e la maturazione, ma solo contro l’idea di crescita infinita, dal punto di vista economico, sociale, psicologico)