Il codice

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È una frazione di secondo, abbasso lo sguardo e li scorgo: i solchi sul tavolo. Graffi remoti che formano lettere o numeri. Due nomi di persona qua e là, un 9.14 ripetuto, “qui il…ha dato fastidi di”.

Doveva avere una certa intensità nella calligrafia.

Il tavolo è l’unica cosa che non mi appartiene, l’ho trovato qui, in questa casa. Acero bianco, morbidissimo, con occhi neri che si materializzano un po’ ovunque.  Le parole incise dal precedente inquilino sono un tonfo al cuore. Soprattutto perché non appaiono affatto volontarie, è evidente. Come se il tavolo avesse voluto assorbire certi segreti, ma in modo frammentario; ogni giorno un pezzetto, appena il proprietario vi si fosse soffermato a scribacchiare su fogli provvisori. 

Mi avvicino, naso rasente come una bestia che fiuta, fletto il collo fino a trovare il controluce che rivela le curve. Sono in cerca di senso, indizi forse, necessari alla comprensione di qualcosa, non so bene cosa. “7.45, Sonia D, di una mia“. Non capisco. Scansiono la superficie in ogni angolo e con la testa spingo un bicchiere oltre il borgo, cade a terra frantumandosi.

D’un tratto è il risveglio di un bisbiglio, la voce morta di qualcosa. Alzo lo sguardo e si materializza a pochi centimetri. Mi punta col suo muso arido, osservandomi senza occhi. Ipnosi. Congelo le mie ipotesi e rimango a fissare il suo codice muto. Ritmico ticchettio di legno – acuto, crepitante a tratti – come se digrignasse i denti fino a spaccarli. Sembra durare anni, scrive qualcosa, ma è solo suono. Ascolto fino a renderlo insopportabile; d’un tratto volgo il viso altrove, il discorso è interrotto, si dilegua. Un’eternità deve essermi appena scivolata davanti.

Il tavolo è scuro, macchiato al centro da nuvole di piccoli fori. Ogni buco è una lettera sconosciuta, mi allontano e lascio che il vento improvviso faccia risuonare le sue vocali, tutte insieme.

Forse parla di tempo e spazio, di morte, e menzogna. Indecifrabile poesia dei tarli.

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56 risposte a “Il codice

      • Meraviglia, solo questo mi meraviglia. Non il solo tra i tuoi racconti, ma il contenuto. Io dò molta importanza all’origine del pensiero e l’artefice del tuo è un poeta.
        Da i miei scritti capirai quel che intendo. Poeta per la fotografia che ti ritrae. Quei colori, luce del mattino o primo pomeriggio, nell’aria odore di caffè macinato, gocciolio di un rubinetto che perde, questo quei colori evocano nella mia mente.
        Ciao

  1. Ciao Rebecca,
    Immagino che questo periodo d’isolamento ti turni particolarmente e, in un certo modo, sia una fonte d’ispirazione per te. Bellissime foto e i tuoi racconti sono belli, ma malinconici, scuri, ma con una certa luce. In poche parole, la tua arte è un ossimoro.

    • Grazie, credo che tutta la mia esistenza si giochi sul tira e molla fra due opposti. Il contrasto è la base della estetica, e l’ossimoro, come tu dici, forse ne rispecchia le sfumature. O semplicemente tendo a disobbedire a me stessa continuamente, in modo frammentario, talvolta causale.
      Grazie del tuo prezioso passaggio!

  2. Mi piace quello stile che hai di raccontare certi dettagli, lasci spazio all’introspezione, favorisci in chi ti legge il cogliere aspetti che sanno di quella vita fatta di emozioni, sensazioni, gusti, rumori, odori, contrasti… Ciao Rebecca :)

  3. Scrittura raffinata signora, molto precisa, si sente la cura ma non c’è solo quello. L’intuito del nascosto, del tra le righe, il senso di una storia che incredibilmente potrebbe completare anche chi legge…ecco questo lo trovo straordinario. Ti leggo in silenzio generalmente, spero che questo non ti faccia adombrare, grazie dei tuoi sguardi da me.

      • Solo uno? Mi immalinconisce tutto questo ma forse, dopo moltissimi anni di rete e altrettanti di lettura, hai ragione. Ma è un vero peccato…i segni sul tavolo non saranno mai decifrati, è probabile che verranno distrutti assieme al tavolo.

  4. Un racconto “faticosamente” emozionante. I tuoi racconti, seppur inquietanti, mi incuriosiscono e mi tengono incollata allo schermo. Le foto sono geniali, belle fatte bene. Nonostante l’oggettiva differenza di comunicazione, leggo e guardo con piacere. Ciao

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