Anatomia del risveglio

rebecca lena portrait (3)

Il globo lunare, perfettamente intagliato, è un buco per spiare.

Ho aperto la finestra e due raggi di lampione sono entrati senza chiedere. Due pupille arancio scoppiettano ora sul muro: la casa è sveglia e il suo costato a travi, ben visibile sul soffitto, produce aliti in lentezza e scricchiolii. Mi osserva, proprio adesso mentre ballo a luci spente fra le dieci e le undici di sera, con viva attenzione sui movimenti non armonici che paiono tagliare l’aria al suo interno; in realtà non sa che non lo faccio per intrattenere, ma per liberarmi dei pensieri raggrumati durante il giorno, incastrati negli anfratti interni del corpo dove è impossibile pulire. Li getto a terra con forza, scuotendo braccia e gambe, contorcendo il busto. Loro sbattono sul suolo e si sfaldano come pugni di sabbia. 

Ballare è necessario per interrompere l’acquedotto della mente e ricordarsi del corpo, nell’intorpidimento doloroso che forse sa esprimere senza dire nulla, senza parole. 

Sono una bestia che parla di ritmo e curvilinearità del suono, di alti che distendono e di bassi che ripiegano, che si fa elastica nella dinamica di un intermezzo, esplode nella ripresa e si compone di nuovo, pezzo per pezzo, per ricominciare da capo. Non ci sono parole o figure visive ma estensioni e moto, che fanno amalgama fra aria buia, spazio e carne. 

La casa mi asseconda nel suo petto, si riassembla adattandosi ai miei gesti. Nessuna estetica o volontà. Sopravvivenza piuttosto, il divenire ibrido e libero degli organismi soli.

rebecca lena portrait (2)

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46 risposte a “Anatomia del risveglio

  1. Sono una bestia che parla di ritmo e curvilinearità del suono, di alti che distendono e di bassi che ripiegano, che si fa elastica nella dinamica di un intermezzo, esplode nella ripresa e si compone di nuovo, pezzo per pezzo, per ricominciare da capo…

    Questo passaggio è tremendamente intenso, e si sposa alla perfezione con le fotografie :)

  2. Senza versi, è pura poesia. Facile, per chiunque legga riuscire a immedesimarsi nell’anelito universale a liberarsi di pensieri tristi, esistenziali, con l’illusione che possano sfaldarsi con un semplice movimento brusco del corpo: Essi rimangono lì, al loro posto, inamovibili.
    Grazie.

  3. Hai mai pensato di imparare a fare un innesto? A potare un ulivo? Io di questo scrivo sulle pagine de Il Manifesto. Anche oggi, in edicola. Lamia rubrica si chiama “Terreno duro”.
    Tre volte al giorno abbiamo tutti bisogno di un contadino. Quando mangiamo. Anche le fantasmatiche blogger. Saluti agricoli.

  4. “Ballare è necessario per interrompere…e “sono una bestia che parla di ritmo e …” mi appartengono. Attraverso le tue parole, racconti anche di me, è un sentire che va oltre la percezione dei cinque sensi.

  5. Pingback: I racconti della Controra( di Rebecca Lena) – RADIO PENSIERO FM·

  6. I tuoi racconti radicati nella realtà e la sospensione incessante della vita. Le ombre, le luci soffuse, gli occhi nei particolari, l’oltre e, le pose, le rughe dei veli sono lì a presenziarsi di materia e visioni di vasti raggi.

  7. Un testo che riesce nell’intento di mostrare la dimensione aliena del comune, che insomma sottolinea – perlomeno, questo mi sembra essere uno dei significati possibili – la caratura di alterità che possiede anche ciò che si definisce “normale” e che quindi è considerato, talvolta, come quasi come banale. Ottimo lavoro Rebecca :)

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