Gli occhi della zona buia

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Perché io non sto, non so stare, ovunque nella normalità. E rifiuto l’intrattenere mellifluo che conforta. “Andrà bene, io sento, lei disse, ama, l’anima, liberi, vivere, vivi!”. Ho il ribrezzo solo a riportarne degli esempi. Smettiamo di insudiciare la bocca, che le mosche vigilano. 

Paura della solitudine? No, anzi mi affanno in ogni angolo della casa per scovarne una nuova manciata. Non esiste la vera solitudine. Neanche adesso che scrivo per nessuno, o per tutti coloro che non leggeranno. La stanza della mia coscienza è un monologo con un solo fievole riflettore puntato sulla mia diafanità, travestita da corpo. Volgo parole al pubblico, ma questo è troppo buio per riflettere alcuna presenza.

Eccola qui, la solitudine. È questa, per me. Il pubblico lì, silenzioso, invisibile, ma c’è. O non c’è? Non mi è dato saperlo, non preclude la performance. È perfetto: tutti e nessuno.

Così funziona l’agire interiore. Non è mai rivolto al nulla, o all’assenza reale, ma è rivolto al buio, vuoto, potenziale presenza di esseri inspiegabili. Seducente e oscuro, il mio pubblico.

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34 risposte a “Gli occhi della zona buia

  1. Un pubblico che c’è o forse no; alla fine bisogna imparare ad agire, e scrivere, esprimendo quel che abbiamo dentro.
    Parole che magari vanno perdute, nel vuoto, ma
    forse un giorno qualcuno le raccoglierà e le porterà indietro.
    Fossimo anche solo noi stessi a farlo.

  2. Da un certo punto in poi scrivere è una necessità vitale al pari di respirare, camminare, amare, disperarsi. E girare e frugare per casa. Passare davanti allo spechio lo scatto di una foto. Inseguiti dai pensieri e dalle parole.E riordinarli, metterli insieme. E dispiegare il pathos.

  3. Da collezionista di ossa i tuoi autoscatti per quanto caravaggeschi e avvolti dai veli mossi dal vento sono sognanti, poderosi e carnali.

  4. Olá! Gostei bastante da capa feita à mão. Inspiradora, com certeza. A outra também ficou encantadora. Meus parabéns e sucesso. Deus abençoe os seus passos.

  5. La solitudine è una compagna di vita, non una nemica. Ci aiuta a comprendere meglio noi stessi, a ritrovarci. Solo chi sa convivere in armonia con la solitudine non ha paura di essa, e di conseguenza ne ricava beneficio.

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