Il moto uniforme dei tralci

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Lasciate che mi privi, dato che sono già stata privata, di ulteriori strati che ormai non mi occorrono più. I miei arti, ad esempio, come i rami vigorosi in primavera.

Rinuncio anche a parole non necessarie, ed a pensieri inutili. Ascolto la privazione, che diviene dunque una gravità anomala, mi attira e mi respinge, come se il peso delle mie cose avesse valore infinito. 

Abbandonarsi all’abbandono, la sospesa potatura dei virgulti, via via che le cose cedono ai loro confini. Perché il mondo lo era prima – materia coagulata intorno a polveri di coscienza – e lo è adesso, con la differenza che la crosta riarsa, prima o poi, avrebbe dovuto prendere quota, per lasciare alleggerire le parti necessarie al nutrimento. 

Lascio mutilare il corpo sulla rupe dei miei sogni, come arbusto consenziente al sacrificio, mentre il superfluo si fa lontano, ma dignitoso, e forse è colto da orgoglio nel suo moto rettilineo uniforme quando il fiorire prossimo, fra le piaghe, sarà nuova possente estensione.

schiena

ragno

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33 risposte a “Il moto uniforme dei tralci

  1. “Rinuncio anche a parole non necessarie, ed a pensieri inutili”
    Se lo facessi io, poi, dovrei chiudere bottega… :P

    Comunque ancora complimenti per la commistione di generi di linguaggio: sempre molto efficace. :)

  2. Carissima Rebecca Ti seguo da giovedì 9 aprile e non posso fare a meno di notare che la tua Prosa Poesia tende asintoticamente attraverso il dualismo Corpo Mente delle tue fotografie al Silenzio con un moto rettilineo uniforme Ti prego Non implodere e diventare polvere di coscienza Ci mancherebbe la tenacia con cui pubblichi il tuo Blog
    Buon Primo Maggio
    Davey Logcat

  3. Fior della mia pianta. In differenti tintinni discreti, come quel mattino di giugno, gioia salirà. Dal nostro petto simile a una lucerna nel tempio. Sapori nuovi nella cella cranica. Parve di ricevere una grazia. Una grazia speciale dalla natura. Si sciolse l’anima come nello zucchero del sangue. Allegra come una risata. Giorno seminudo tra le pagine nere delle notti. Canne d’ organo risucchiavano aria e note.

  4. A volte mi sento come fossi l’ultimo “uomo” sulla terra ma poi capisco leggendo i tuoi racconti che la poesia ci può salvare.

  5. Ciò che apprezzo molto dei tuoi posto è il misto tra lettura e fotografia. Immagini e testo si completano, sono come parte di un tutto inscindibile.
    Un ottimo lavoro artistico

  6. quando l’energia è diventata materia e poi ha occupato una cinquantina di posti della tavola degli elementi, ha oscillato tra l’idrogeno e il ferro, tra la leggerezza impalpabile e la consistenza che si sfalda. Non aveva speranza ma determinazione. Necessità: tutto era consequenziale ma mai determinato. Doveva essere cosa e poi altro, indefinitamente e infinitamente. Così di definisce il necessario: divorando lo spazio con il nuovo che esso non conosce e quello che sembrava necessario diventa superfluo in attesa che altro sia sorgente di nuova trasformazione.
    Grazie per quanto ci regali

  7. Scritto denso come le immagini che, essendo prodotte da te, acquistano una valenza superiore. Scritto complesso e seducente su una possibile filosofia di vita, anzi ritengo questo articolo un testo di filosofia vero e proprio, ermetico si scioglie grazie alle immagini per poi condensarsi nuovamente sul significato profondo della parola. Un giorno ti dissi che bisogna leggerti tra le parole, tra ciò che non scrivi compiutamente, ebbene oggi quest’idea è ancora più valida. A volte mi chiedo che ci stai a fare su un blog perché spesso ti sta stretto.

  8. trovo nel tuo scrivere sempre calibrato, nei concetti che s’intrecciano con la fotografia, una corrispondenza comunicativa uniforme, sorretta a volte da ossimori che la rafforzano nell’impatto conoscitivo.
    A presto

  9. Questo testo si presta a varie interpretazioni e letture. Una fra queste (ovviamente non è l’unica) potrebbe essere l’interpretazione dell’erotismo estremo tipo BDSM così come visto dal punto di vista del soggetto passivo, che dona se stesso (o se stessa) e si lascia “mutilare il corpo sulla rupe dei [miei] sogni, come arbusto consenziente al sacrificio”. Ecco, io l’ho letta così!
    Ciascuno ha il suo punto di vista sensibile!

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